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Dividendo digitale

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Chissà perché, ma si sapeva che l'avvento della fantomatica era del digitale non sarebbe stata una ventata di aria fresca nel panorama televisivo italiano. Insomma, l'ennesima occasione mancata per chi sperava che qualcosa di nuovo si profilasse all'orizzonte e l'ennesima buona occasione per chi non attendeva altro che accrescere quanto già possedeva. Così infatti sta avvenendo con l'assegnazione delle frequenze che lo Stato si ritrova a disporre grazie alla nuova tecnologia. La cosa che ormai non scandalizza nemmeno più è che come al solito ce la stanno facendo sotto gli occhi, negando ancora una volta all'Italia il piacere di poter usufruire di un servizio informativo al pari di ogni paese non arretrato che esista su questo pianeta. Poche settimane fa andava in onda una bella puntata di Report sulla storia del sistema televisivo italiano e lo scempio che ne è stato fatto a scapito della libertà di informazione e del famoso ( e a noi remoto ) pluralismo. E' inutile riassumere la triste vicenda dell'assegnazione illegale delle frequenze, basta solo fare un breve passo indietro fino alla legge Gasparri, che, approvata in tempo record, garantì l'incolumità delle reti Mediaset di fronte alle costanti pressioni costituzionali europee, dicendo in pratica che era inutile scaldarsi tanto per la presenza di un unico grande emittente privato nel panorama tv e per il fatto che un concorso nazionale aveva assegnato (dopo quanta fatica!) lo spazio di Rete4 ad Europa7 di Di Stefano per essere poi bellamente ignorato: tanto fra poco sarebbe arrivato il digitale e sai quante frequenze libere! Sai quanta possibilità di avere finalmente tante voci in più sul nostro schermo! Perché accanirsi proprio alla fine dell'era analogico con chi l'analogico ormai lo controllava da un ventennio? Peccato che il digitale è oggi diventato una realtà su quasi tutto il territorio nazionale, le frequenze libere quindi ci sono, ma come al solito nel paese del liberismo di cartone dove i pochi che hanno tutto sarebbero pronti a fare carte false per evitare che qualcuno di nuovo arrivi e dove chi scrive le regole del gioco è lo stesso che poi ne prende parte, ecco che Rai e Mediaset si sono già assicurate la bellezza di cinque nuove possibilità di trasmissione ciascuna, lasciando alla libera concorrenza la spartizione delle briciole: tre frequenze sul totale di venti (gli altri canali a ReteA, Europa TV e guarda un po' Telecom)! Quello che lascia di sconcerto e che anche il sito di Tito Boeri "la voce.info" non ha mancato di segnalare è che tutto ciò sta succedendo non solo in barba alla promozione di un vero investimento di promozione informativa e culturale sulla banda larga ma anche e soprattutto in barba a un possibile guadagno di 2 miliardi di euro per le casse dello Stato per la gestione delle frequenze assegnabili. L'ultimo obolo quindi a favore del prosperare delle tv del padre padrone del nostro paese! Vogliamo aggiungere oltre al resto i soldi che stiamo pagando tutti i giorni per risarcire Europa7 della violazione legale che ha subito da parte di sua Emittenza? Ma tutto come al solito tace.
Se è innegabile che una delle operazioni più subdole di disintegrazione di un tessuto democratico è quella di fiaccare e scoraggiare l'istinto di partecipazione di un cittadino, mettendo davanti agli occhi un simulacro di finta libertà-realizzazione personale, e che questo a mio parere si sta realizzando anche con il contributo del degradare dell'informazione e del servizio tv, la cosa che fa più che orrore direi disgusto è il fatto che questa rigenerazione oligarchica prima che con un fine ideologico agisce con il prioritario obiettivo della conservazione del proprio intoccabile privilegio corporativo. Viene da ridere al pensiero che proprio chi dimostra questa totale avidità nei confronti della propria ricchezza ( non solo economica ) abbia dichiarato anni or sono di essere entrato in politica per amore del suo paese. La domanda è una sola: come si fa a non essere "anti-berlusconiani?" .

 

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