
Pubblichiamo l'articolo del Sen. Daniele Bosone pubblicato sull'edizione de La Provincia Pavese di venerdì 19 febbraio 2010.
I fatti successi in via Padova non possono essere derubricati solo a cronaca ordinaria. La trasformazione sociale di un’intera zona di Milano, abbandonata dallo Stato ed in mano alla piccola e grande criminalità, è esattamente ciò che si sta verificando in tante città italiane.
La guerriglia urbana di via Padova non è figlia del caso, ma di incuria amministrativa ed errori politici; è frutto di una politica sterile e propagandistica di Lega e Pdl. Da tempo tutti sapevano cosa stava accadendo ma nessuno è intervenuto su quello che evidentemente era considerato come un «corpo estraneo» che si stava sviluppando a Milano.
Vediamo i fatti. Vi è una legge che regola l’immigrazione in Italia che porta i nomi di Bossi e Fini, oramai inadeguata. Produce un gran numero di «clandestini». Questi vivono come possono e finiscono per lo più con l’alimentare la rete della piccola e grande criminalità, spesso organizzata da loro stessi. I «clandestini» sono solo in piccola parte frutto degli sbarchi, su cui l’attenzione mediatica si è concentrata: in maggior misura si tratta di regolari che, a causa della Bossi-Fini, diventano irregolari e che non fanno ritorno in patria come dovrebbero, ma si adattano a vivere nel sottobosco della società.
Del resto gli irregolari (e spesso anche i regolari) alimentano il lavoro sommerso, il «caporalato» e quindi l’evasione fiscale in un vortice di illegalità. Il centro-destra dice che la Bossi-Fini è intoccabile. Va bene. Ma almeno non si dica che è colpa del Pd se ci sono troppi irregolari. Il tanto sbandierato reato di clandestinità sta spingendo molti uomini e donne sempre più verso l’illegalità invece che verso l’integrazione.
La clandestinità, invece, va drasticamente combattuta a partire dai Paesi di provenienza, gestendo come Comunità europea e Onu i campi profughi che non possono essere posti assimilabili all’inferno, bensì devono diventare il primo luogo (umano) di selezione per l’immigrazione.
Se si respingono «carichi» di irregolari o li si accoglie nei Centri di Immigrazione ed Espulsione in attesa di rimandarli ai Paesi di provenienza, bisogna essere certi che i diritti umani fondamentali, ivi compreso quello alla salute, vengano rispettati.
E poi c’è l’integrazione. Che non è «ghettizzazione». Via Padova mi pare si trovi a Milano dove governa il centrodestra; Milano a sua volta è nella grande Lombardia dove da 15 anni governa il centrodestra. Formigoni e la sua giunta ci stanno raccontando con infiniti spot elettorali, pagati da tutti i cittadini, una Lombardia che non c’è. Possibile che si possano creare zone di illegalità così ampie senza che nessuno se ne accorga? Zone di degrado abbandonate dai servizi sociali, dai servizi scolastici, dalla pubblica sicurezza, zone franche per la clandestinità e la criminalità più o meno organizzata.
I pochi abitanti «originari» che rimangono o gli immigrati regolari spesso si sentono emarginati, minacciati, di fatto espulsi da un contesto che fino a pochi anni fa era il loro ambito naturale di vita. Senza andare lontano ciò succede, per fortuna ancora in modo limitato, anche in alcune zone popolari di Pavia. Un’amministrazione accorta indirizza le politiche abitative per distribuire gli immigrati e non concentrarli, lavora per tenere alta la presenza dei servizi e delle forze di sicurezza nelle zone a rischio e lavora per promuovere la qualità e la bellezza urbana proprio là dove alto è il degrado. Non si chiudono gli occhi facendo finta di nulla.
In questo sta il fallimento della Lega e del Pdl in Lombardia: non aver ridotto il numero degli immigrati irregolari e non aver garantito la sicurezza ai cittadini regolari. Proclami e leggi ideologiche hanno le gambe corte e non portano da nessuna parte.
Senatore Daniele Bosone PD
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