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6 domande e 6 risposte su Eluana Englaro

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pagina biancaEluana Englaro viene uccisa?

No, viene lasciata morire. In bioetica, per alcuni, ma non per tutti, non c’è differenza morale tra uccidere e lasciar morire. Ma, in ogni caso, la differenza concettuale rimane.


Non è comunque eutanasia?

Eventualmente eutanasia passiva, nel senso che si omette di evitare che muoia (l’eutanasia è invece attiva quando si procura la morte con un’azione). Si omette infatti di somministrarle cibo e acqua. La distinzione eutanasia attiva e passiva è peraltro infelice, perché il termine “eutanasia” richiama qualcosa che, nella percezione comune, risulta sempre sbagliato; in questo modo si finisce per ottundere la distinzione concettuale menzionata sopra tra l’atto di dare la morte e il lasciar morire, che è appunto un’omissione.


Beh, ma l’omissione causa comunque la morte di un individuo…
Certamente, ma la questione può essere letta anche in un altro modo. Può essere considerata, nel caso in esame, un’omissione che è l’effetto collaterale della sospensione del trattamento sanitario. Il fine è la sospensione del trattamento, non il lasciarla morire. Si tratta del principio del doppio effetto, che risale a Tommaso d’Aquino, secondo cui conseguenze previste ma non volute (la morte di
Eluana Englaro) di un fine legittimo (la sospensione del trattamento) non rendono l’azione moralmente sbagliata.


Ma l’alimentazione e l’idratazione forzate sono davvero trattamenti sanitari?
Una commissione insediata a suo tempo da Veronesi rispose di sì; idem la Cassazione, nel pronunciamento che ha aperto la strada alla sentenza del tribunale che ha autorizzato il distacco del sondino gastro-esofageo. Ci sono ragioni plausibili a sostegno di questa tesi: si tratta di ragioni che hanno a che fare con le modalità di installazione, funzionamento e controllo dei sondini. Benché sia retoricamente efficace accomunare il sondino a pane e acqua, le modalità di somministrazione degli alimenti e dei liquidi a pazienti nelle condizioni di
Eluana Englaro rendono dunque operativamente assai differente un sondino dalla somministrazione “normale” di cibi e liquidi.


Ma anche ammesso che siano trattamenti sanitari, non serve la volontà della paziente?
Sì, e questo è un punto obiettivamente complicato sul piano giuridico, dovendosi ricostruire la volontà di
Eluana Englaro sulla base di testimonianze risalenti. Nel caso di Eluana Englaro, il tribunale però lo ha fatto e l’esito delle testimonianze è stato univoco. Nessuna persona in buona fede può pensare che la volontà di Eluana Englaro fosse diversa da quella che il padre difende con accanimento (contro un altro tipo di accanimento).Questo modo di procedere, in linea di principio, non è magari il massimo; questo però passava il convento in assenza di legge. Una legge sulle direttive anticipate ben fatta risolverebbe in futuro il problema dell’accertamento delle volontà (a meno che non si vogliano escludere alimentazione e idratazione forzate dal novero delle scelte libere e informate dei cittadini). Quel che è però importante ribadire è che, anche ammettendo che la volontà di Eluana Englaro sia stata ricostruita in modo poco congruo rispetto alle normali procedure giuridiche, ciò non implica che Eluana Englaro venga lasciata morire contro la propria volontà.


Non è che i giudici si sono avocati illegittimamente la potestà legislativa?
No, i giudici hanno giudicato
in merito a una richiesta a tutela di un diritto personale. In assenza di norme espresse, hanno effettuato un’opera di ricostruzione interpretativa e hanno sentenziato di conseguenza. Si tratta di un’operazione normalissima, che accade in tutti i Paesi liberaldemocratici e per mille argomenti diversi: in assenza di disposizioni legislative espresse, si ricostruisce il tessuto normativo e si giunge a una sentenza. Congruente e giuridicamente motivata. In definitiva, la (duplice) domanda ragionevole da porre non è se sia giuridicamente corretto e moralmente giusto che Eluana Englaro venga uccisa? Piuttosto è se sia giuridicamente corretto e moralmente giusto che una sentenza di un tribunale della Repubblica italiana, legittimato a decidere, consenta che Eluana Englaro venga lasciata morire quale effetto collaterale di un’interruzione di un trattamento sanitario al quale è stato plausibilmente accertato che, potendo scegliere, si sarebbe opposta. Sul piano giuridico la risposta è sì; sul piano morale il terreno si fa più scivoloso, ma, presentata così come l’ho presentata, senza fronzoli retorici, diventa più difficile rispondere di no.

(Corrado Del Bò è Ricercatore di Filosofia del Diritto all'Università degli Studi di Milano)

 

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