Sabato 27 giugno al Lingotto di Torino eravamo tantissimi, provenienti da 40 province diverse, talmente tanti che non ci siamo stati nella sala dei 500, per motivi di sicurezza i vigili del fuoco hanno dovuto impedire l'accesso a centinaia di persone. Per chi come me ha fatto parte fin dall'inizio al movimento de imille.org e del gruppo dei "Piombini" è stato un giorno denso di soddisfazioni. Dopo anni passati a lavorare nelle retrovie e in gruppi ristretti questa volta siamo riusciti a far convogliare al Lingotto una parte importante del popolo del PD interessato come noi alla "terza via" : niente legami pesanti con gruppi pre-pd, tanti contenuti politici da condividere e mettere sul tavolo, il progetto di un Partito Democratico come lo vogliamo davvero: moderno, laico, democratico e di sinistra.
Antonio Ricci, Chiara Scuvera, Angela Gregorini, Stefano Ramat, Serena Cernecca e il neo consigliere comunale Guido Giuliani hanno seguito con me il dibattito e molti altri di Pavia & dintorni avrebbero voluto esserci. Ieri, al Lingotto, davanti ai due candidati già dichiarati alla segreteria nazionale, si è resa evidente e manifesta la richiesta del popolo del pd di una terza via, la via di chi non si considera schierato a priori con nessuno, che vuole vagliare i contenuti e i comportamenti prima di pronunciarsi per un candidato e che si aspetta che Bersani e Franceschini non siano davvero gli unici due a contendersi le primarie di ottobre. Ve lo chiediamo con il nuovo sondaggio, che trovate nella colonna di destra, fateci sapere la vostra.
Vi lascio ad una breve rassegna stampa e fotografica, oltre che alla lettura del mio contributo al modulo "struttura e territorio" .
* Il filmato completo di tutti gli interventi del Lingotto di sabato
L’intervento della Serracchiani: «Non abbiamo bisogno di un capo» – l’Unità.it –
* Lingotto2, i giovani “piombini” provano a riprendersi il Pd. Chiamparino: «Io candidato? Valuterò e poi deciderò» - – l’Unità.it –
* Marino: «Fuori quelli che non credono che tutti devono avere garantiti i propri diritti civili» – l’Unità.it –
* Francesco Costa "Ma la rete vuole il terzo candidato" – l’Unità.it –
* Curzio Maltese Pd, l'ombra del terzo uomo. Serracchiani E Civati: il vivaio sogna l'outsider - La Repubblica-
* Perché è forte il partito terzista – Europa –
* Chiamparino: “Ecco il Pd che vorrei pressing su di me per candidarmi” – Politica – Repubblica.it
"Sette giorni per convincermi ma se corro è per vincere"
* Pd, primo round Franceschini-Bersani al Lingotto i giovani chiedono spazio - La Repubblica -
* Articolo21.info Al Lingotto è nato il nuovo PD
* Lingotto 2009: è il Momento? Civati, Sofri, Adinolfi, Serracchiani (e Chiamparino?)
* Duello Pd primo round al Lingotto – LASTAMPA.it -
* Pd, Chiamparino resta in campo «Candidarmi? Certo che ci penso» – Corriere della Sera -
* Aprileonline.info: Pd, sul ring del Lingotto -
* Cristiana Alicata Il Lingotto e tresette con il morto
* Il fotoracconto di Carlo Traina
* Bersani - Intervento al Lingotto 27/06/09
* Intervento di Debora Serracchiani al Lingotto 27 giugno 2009
* Intervento di Ignazio Marino al Lingotto 27 giugno 2009
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Le abitudini e gli orizzonti mobili - Contributo al Lingotto del 27.06.09
Tra i tanti articoli che ho letto ultimamente ce n'è uno che tengo tra i preferiti del mio aggregatore, per rileggermi una frase che credo faccia al caso nostro.
L'autore è Donald L. Dewar, la frase è: "Cercare di cambiare le abitudini delle persone e il loro modo di pensare è come scrivere nella neve durante una tormenta.
Ogni 20 minuti dovete ricominciare tutto da capo. Solo con una ripetizione costante riuscirete a creare il cambiamento".
Allora, mi pare che noi costanti lo siamo e che vogliamo cambiare partendo da almeno un paio di esigenze: radicare il partito nel territorio e selezionare una classe dirigente nuova.
Dunque, cambiare le abitudini: come, per esempio, quella di progettare iniziative a livello nazionale senza curarsi del coordinamento e dell'attuazione a livello locale, che invece potrebbe contribuire a dare risposte in termini reali e impulsi a scala globale.
Detto altrimenti: come si può pensare di "radicare" un partito, se è poco presente sul territorio, e di farlo in maniera scoordinata? Senza sedi per i circoli e senza sapere non solo quanti sono i circoli e quanti hanno una sede fisica, ma quanti ancora prima i tesserati?
Siamo ambiziosi? Forse.
Siamo "glocal"? sì, perché vogliamo pensare globalmente e agire localmente.
Una parola che sembra appena uscita da Twitter e invece è stata coniata più di vent'anni fa. Peccato, mai usata, mi vien da pensare.
Così come mi pare non siano mai state studiate strategie globali con presa locale, programmi d'azione, intendo dire: si affina una metodologia a livello centrale per trasferirla a livello locale e poi si applica il sistema delle best practice: si selezionano le soluzioni migliori che a loro volta saranno rimesse in circolo a livello nazionale, e si scartano quelle che non funzionano.
Impossibile da fare, però, se prima non si attiva una comunicazione interna tra tutti i livelli territoriali del Pd; come dire: un'organizzazione on line per azioni offline che oggi non esiste, ahimè.
D'altronde, è pur vero che qualcosa oggi ancora non funziona nel flusso visto che i circoli, gli iscritti e i simpatizzanti ricevono ancora le informazioni sull'attività di partito, sulle date e sui contenuti, in modo del tutto casuale, per passaparola.
Incapacità a coordinare oppure volontà a disorganizzare?
Si vuole o non si vuole dare trasparenza a tutti i processi decisionali, aprendo una volta per tutte alla partecipazione, oppure il passaparola è quello di lasciare i circoli segregati nel loro isolamento, come li vedo io dalle mie parti?
E mi viene spontaneo rispondere sì, se i soldi per fare e per pensare non si vedono.
Non solo dal Nazionale non arriva un euro, ma si vedono col contagocce i contributi degli eletti alle cariche istituzionali e dei nominati negli enti di secondo grado: ho letto giustificazioni ai mancati versamenti imbarazzanti tanto quanto il silenzio-assenso. Evidentemente, non giustificano perché ritengono di non doverlo fare.
E noi potremmo ritenere di escludere dalle nomine e dalle candidature del partito chi non versa quanto stabilito dai regolamenti di tesoreria del livello di appartenenza, di esigere trasparenza finanziaria e contabile a tutti i livelli, d'imporre l'obbligo di iscrizione a tutti i candidati eletti in liste Pd e a tutti i coordinatori di circolo, di vietare la candidatura ai coordinamenti dei circoli per chi non è iscritto al partito.
Insomma, visto che vogliamo cambiare le abitudini dure a morire ma siamo anche molto pragmatici, non vogliamo più che la segreteria cittadina del Pd di una città capoluogo si sia dovuta arrangiare con 9mila euro per la campagna elettorale a sostegno della lista, sentendosi oltretutto rispondere che anche 4mila erano più che sufficienti. Sufficienti a chi?
Di certo non a noi, a noi che siamo qui per farlo, davvero, il PD.
Noi siamo qui ma non stiamo fermi, ci muoviamo, perché solo per chi si muove gli orizzonti si spostano.
Emanuela Marchiafava
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