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Perché sport minori ?

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nuotoI mondiali di nuoto si sono appena conclusi. L'Italia esce a testa alta: settimo posto, dietro alle lontanissime Cina, Stati Uniti, Australia e Russia (verso le quali si paga il minor bacino di utenza) e alle più vicine Germania e Gran Bretagna, molto avanti rispetto alla Spagna e alla Francia che avevamo già superato ai Giochi del Mediterraneo di giugno. Insomma, ancora una volta l'Italia degli sport comunemente definiti minori non tradisce.

Ma perché sport minori? Per l'interesse del pubblico? Non si direbbe, visto gli spalti sempre gremiti nel Foro Italico, tifo educato e rispettoso: mai uno striscione fuori luogo, mai fischi agli inni di altre nazioni; da evidenziare il caloroso e appassionato tifo romano per la bolzanina Cagnotto e per la
veneta Pellegrini, in un momento in cui la politica discute tra partito del nord e quello del sud, alimentando le forze che vogliono disgregare questo paese.

Minore per fascino? Una maratona di 25 km in mare, tra le schiume delle onde, l'acrobazie dei tuffatori e l'armonia delle ragazze del nuoto sincronizzato non possono non destare ammirazione?

Minori forse per la mancanza di strutture: la tuffatrice Tania Cagnotto deveallenarsi in USA perché in Italia non vi sono centri sportivi sufficientemente attrezzati; è il presidente della Federazione Nuoto, Paolo Barelli, ad ammettere, dalle pagine della rivista semestrale Life Guard, che l'impiantistica a Roma, la capitale figuriamoci altrove, era, prima del mondiale, carente con la piscina del Foro Italico risalente al 1936.
Non è, però, un problema solo di impianti, a mancare è la cultura sportiva: lo sport dovrebbe essere fondamento della crescita formativo dei giovani, mi spingo a dire che dovrebbe avere la stessa importanza riservata allo studio della letteratura e delle matematica: al tempo dei Romani, culla della civiltà moderna, chi non sapeva nuotare era considerato allo stesso modo in cui oggi è considerato un'analfabeta. Il perché di tanta importanza è semplice.

Lo sport è salute. I dati presentati al congresso europeo sull'obesità di Ginevra (ECO 2008) dall'International Association for the Study of Obesity (IASO) sono impressionanti: in Italia, oltre un terzo dei bambini tra i 6 e i 9 anni risulta in sovrappeso o obeso, più in generale per i bambini e adolescenti italiani, al di sotto della maggiore età, l'obesità si attesta al 4%, con previsione di aumento fino al 12,2% entro il 2025. Uno studio condotto all'inizio degli anni 2000 dal Centro di Farmaco-economia dell'Università degli Studi di Milano, evidenzia che il sovrappeso, l'obesità e le malattie, che queste condizioni causano, costano ogni anno ben 22,8 miliardi di euro. Per quanto tempo ancora il nostro sistema sanitario potrà supportare questo carico? Solo nel 2007, (dato Ansa agosto 2008), un milione di famiglie, il 25% del totale, ha speso somme superiori al 40% del proprio reddito per far fronte alle spese sanitarie.

Lo sport è educazione: sempre dalla rivista Life Guard, il presidente onorario dell'AIMS (associazione italiana maestri salvamento), Vincenzo Vittorioso, lancia l'ipotesi di una scuola dove gli studenti possano partecipare attivamente alla conoscenza del fenomeno sportivo. Un percorso scolastico attraverso il quale gli studenti abbiamo la possibilità di cimentarsi nelle svariate attività legate allo sport: arbitro, giudice, esperto di regolamenti e statistiche, esperto di organizzazione di eventi. Immaginiamo un torneo di pallavolo o una gara di nuoto organizzato dai ragazzi in cui gli stessi studenti siano giocatori, giudici e cronisti. La partecipazione ai vari momenti organizzativi svilupperebbe il rispetto delle diverse componenti dell'evento, favorendo l'inserimento nella vita sociale.

Lo sport è educazione alla salute: non possiamo pensare di trovare soluzione al problema dell'alcolismo con qualche leggina, ci vuole ben altro.
Ora, però, il sipario sui giochi è calato, e come ai tempi del carosello i minori devono andare a letto (in questo caso in soffitta) fino alla prossima rassegna: ora lo spazio deve tornare agli sport maggiori, sempre più business e meno sport.

Dopo Roma 2009 rimangono, però, due dati inconfutabili: non è solo il calcio a far battere il cuore del tifo azzurro e negli sport acquatici il passaggio a %50 è stato ampiamente superato: nove medaglie delle dieci conquistate sono rosa. Valido motivo per eliminare quel fastidioso minori.


Maurizio Siciliano

 

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