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Richiamo al senso di responsabilità

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Un richiamo al senso di responsabilità. "Di chi?", direte voi.

Di tutti noi, che dovremmo essere e rappresentare il vero cuore democratico del partito.

Noi che dovremmo essere "semplicemente democratici".

Inutile negare un fisiologico e naturale stato d'animo ricco di passione e di agguerrita lotta per la segreteria nazionale, che il congresso porta inevitabilmente con se, e che in quanto tale dovrebbe essere costruttivo e propositivo, ma sarebbe gravissimo dimenticare il sentimento unitario e partecipato di tutti coloro che non sono ex di nulla (ds, margherita, facenti parti di correnti varie e fazioni a livello territoriale), ma semplicemente democratici.

Il dopo congresso dovrà rappresentare il primo vero momento di coesione e compattezza del partito, chiunque ne sia uscito vincitore dalla corsa alla segreteria.

Si, perché costui sarà il leader, la massima carica di un partito che avrà l'onere di rappresentare e ricostruire una forte opposizione senza se e senza ma, che oggi purtroppo, duole dirlo, ancora non ha la forza che dovrebbe avere in un momento così delicato della nostra Repubblica.

Ma dietro al leader ci sarà IL PARTITO, e il partito non potrà più permettersi di avere "Bersaniani, Franceschiniani, o Mariniani" ma solo, appunto democratici.

E' inutile negare che l'onere di rappresentare questa figura politica, spetta sopratutto (ma non solo) a noi del '68 e dintorni, perché e ormai chiaro a tutti, che i più datati hanno dimostrato negli anni, di non esserne in grado perché evidentemente ancora troppo legati a nomenclature simboli e sigle anziché a progetti, idee e volontà collaborative.

E' una responsabilità a cui non possiamo sottrarci.

Sarà, per contro responsabilità del nuovo leader, saper compattare il partito anche a costo di mettere da parte le proprie radici e il proprio passato politico come appartenente a questo o quel "ex partito".

Si badi bene non gli si chiederà di rinnegare ciò che è stato, ma di riconoscersi, dal momento della proclamazione in poi, come qualcosa di realmente nuovo, per realizzare qualcosa di diverso, per sorprendere un paese ormai in apatia e in preda dell'antidemocrazia e all'autoritarismo, in altre parole impersonificare lo spirito democratico di qui tanto l'Italia ha bisogno.

E' quindi auspicabile che nei mesi a seguire una volta eletto il segretario nazionale, chiunque esso sia, si riesca a far convogliare il partito verso un unità di intenti a prescindere dalla corrente di provenienza del vincitore, perché non si commetta (già da ora) l'errore di pensare che il partito sia in balia di una determinata area che si senta poi legittimata, una volta eletto il proprio candidato a far man bassa di ogni potere, di ogni poltrona e di ogni anima democratica.

E' bene rammentare che il buono e il gramo stanno in tutte le correnti e ad oggi in tutte e tre le mozioni ma che il partito è uno e uno soltanto.

Il nostro compito per il dopo congresso è spingere il suo nuovo leader e le assemblee a cercare il meglio che il partito offre, le personalità più meritevoli e capaci ma sopratutto le più obiettive ed equilibrate, indipendentemente dal voto, legittimo, da loro espresso in sede congressuale e dalla mozione sostenuta.

In altre parole: i veri democratici che guardino al futuro del partito e non agli interessi dei propri leader, nella speranza di averne utili tornaconto per se.

Serena Cernecca

 

 

 

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