Categoria: Ambiente

L’incontro che si è tenuto mercoledì 23 al Collegio Fraccaro è un esempio di come penso sia utile oggi fare politica per il PD, almeno come metodo.
Ci sono comunque delle osservazioni che avrei riportato nel dibattito se ci fosse stato il tempo.
Dal punto di vista tecnico: la questione del PM10.
Gli inquinanti cosiddetti “classici”, possono essere misurati con diverse tecniche, più o meno automatizzabili e ognuna con le sue sensibilità e accuratezza.
Il risultato è tuttavia univoco, ovvero è sempre possibile confrontare i dati acquisiti con un metodo con quelli misurati con uno diverso, almeno in certi intervalli di concentrazione.
Non così per il PM10, per spiegarsi, basta pensare alla definizione: la sigla PM10 designa le particelle sospese nell’aria e aventi diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro. Per misurarne la quantità bisogna quindi trovare un sistema, chiamato appunto “selettore” che manda sullo strumento di misura solo le particelle più piccole.
Misure eseguite in ambiente industriale e non, con diversi selettori, hanno dimostrato, per esempio, che i risultati possono essere anche molto diversi e non esiste al momento un selettore “ufficiale”.
Se anche esistesse, le prestazioni potrebbero variare in funzione del peso delle particelle, del contenuto di acqua etc. Più importante ancora, l’effetto sulla salute dipende dalla composizione delle particelle, e qui si aprono due questioni.
A livello generale, se ha senso utilizzare la concentrazione di PM10 come parametro di qualità dell’aria, è fortemente arbitrario correlare un certo tipo di danno ad un certo valore di concentrazione.
Per questo la normativa prevede quel meccanismo, apparentemente strano, di numero di giorni di superamento permessi. Sempre per questo, il rispetto delle normative è importante, ma mettersi a calcolare il numero di malati e addirittura di morti dovuti al superamento di una qualunque soglia è operazione estremamente delicata dal punto di vista scientifico che, se trasportata sul piano delle responsabilità penali sconfina nell’arbitrio.
A livello locale, il relatore si è sbilanciato nell’affermare che il maggiore contributo al PM10 Pavese è probabilmente dovuto alla presenza dell’inceneritore della Riso Scotti.
Che l’incenerimento delle biomasse producesse particolato era cosa nota, almeno agli addetti ai lavori; che esistessero studi che ne dimostrano l’effetto in competizione con il traffico di Pavia è una novità che vale la pena approfondire.
Un luogo comune sulla sinistra vuole che se la realtà non si adatta alla teoria, tanto peggio per la realtà.
Sono d’accordo sul fatto che facilitare l’uso della bicicletta e dei mezzi pubblici in alternativa all’auto privata migliora la qualità della vita, ma se si parla di salute allora è meglio riferirsi ai dati oggettivi.
Se il PM10 dovuto all’incenerimento di biomasse è così significativo bisogna avere il coraggio di dire che le biomasse non sono poi così ecologiche, anche se non contribuiscono alla CO2, e pensare anche a qualche intervento in questa direzione, per ridurre il PM10.
Credo sia necessario parlarne ancora, in una provincia dove pare sia stata richiesta l’installazione di centrali a biomasse per circa mille megawatt.
Dal punto di vista politico, forse si è persa qualche occasione ma si può senz’altro recuperare prossimamente.
Mancavano gli attuali amministratori, è vero, ma non possiamo pretendere miracoli la sera di Inter -Chelsea, non ci si confronta con l’opposizione su un tema banale come l’inquinamento.
Mancava però anche qualcuno tra i precedenti amministratori, quelli del primo ed ultimo (temo) tentativo di corsie preferenziali per gli autobus e quelli che alcune scelte hanno cercato di portarle avanti, forse non confrontandosi troppo neanche loro con i cittadini.
Albergati ha spiegato da par suo la complessità del governare la città, ma la sensazione che un pezzo importante del PD mancasse è rimasta.
Sul metodo, ho apprezzato l’idea di coinvolgere risorse locali.
In una città universitaria, ci sono tanti iscritti e simpatizzanti, che come Gian Luca Pietra, hanno passione e competenze specifiche che possono mettere a disposizione del partito, e soprattutto dei cittadini, senza arrostire salamelle.
Ho apprezzato anche il fatto che il relatore ha presentato una proposta come tale, aperta alla discussione.
Molto meno ho apprezzato alcuni interventi del dibattito che hanno cercato la polemica sulle scelte fatte, ribadendo le identità passate, con lo stile del noi l’avevamo detto.
Le idee devono circolare ma in politica devono anche trovare consenso.
Il senso unico attorno alla città o l’interscambio per le merci non sono propriamente delle novità, erano già contenuti in svariati piani traffico già proposti e poi discussi con gli alleati che bisogna imbarcare perché “portano voti”.
La capacità di discutere dei problemi concreti, a partire da convinzioni forti ma senza preclusioni ideologiche richiede pazienza e disponibilità al dialogo, risorse scarse oggi ma indispensabili in politica.
Con la consapevolezza che noi dobbiamo sempre fare del nostro meglio ma quelli che hanno la bacchetta magica, di solito, stanno nello schieramento concorrente.
Francesco Frigerio