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Home Appuntamenti da vedere Calpestare l'oblio - Flavio Santi intervista Davide Nota

Calpestare l'oblio - Flavio Santi intervista Davide Nota

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La poesia c’è e sta facendo incazzare il Palazzo. Un e-book di poesia dal titolo Calpestare l’oblio, che raccoglie quarantadue testi di trenta tra i principali poeti di oggi (Roberto Roversi, Gianni D’Elia, Alberto Bellocchio, Giuliano Scabia), nato per iniziativa del giovane e battagliero sito di poesia “La gru” www.lagru.org, poi diffuso sui siti di “Micromega”, “Reset” e dell’“Unità”, sta mandando in cortocircuito la stampa italiana. Fioccano gli articoli per criticare l’operazione: l’accusa più citata è quella dell’ennesimo gesto antiberlusconiano. In realtà si tratta di poesia che parla delle lacerazioni dei nostri giorni: Berlusconi c’entra perché è uno dei principali attori, se non responsabili. Ma quello che sorprende di più è come un’antologia di poesia susciti tutta questa agitazione. Manco se tra i poeti figurasse l’esimio Sandro Bondi. Forse c’è qualcosa di più profondo. Detto molto brutalmente: forse l’alzata di scudi che c’è stata evidenzia il problema dei problemi? La volontà cioè da parte di questo governo, con le sue propaggini informative, di azzerare il senso critico e rendere l’omologazione l’unico modo di agire e pensare. Questo Governo ci vuole tutti lobotomizzati. E l’idea che un mezzo di comunicazione da sempre ribelle e critico come la poesia – che è, sì, apparentemente sommersa e nascosta ma in realtà gode di grandissima salute e grandissima energia – possa mettere in luce tutto ciò, fa tremare le vene ai polsi di politici, governanti, direttori di giornale compiacenti e mass media più o meno a zerbino. Perché una cosa questi signori la sanno. Sanno che i giovani vogliono poesia. Gli adulti vogliono poesia. Tutti vogliono poesia. Contro il grigiore dei propri tempi e delle proprie vite. Cioè tutti vogliono vivere emozioni, pensare con il proprio cervello, comunicare e confrontarsi. Il problema allora qual è? Che questo vuoto esistenziale viene di solito colmato con quello che c’è, che è di pessimo livello: da X Factor al Grande Fratello, da Porta a Porta ad Amici. Però se c’è qualcosa di intenso e profondo, gli italiani lo scelgono con piacere: emblematico il caso dello special con Saviano che ha fatto più ascolto di X Factor.

Che i giornali di destra si sentano in dovere di attaccare (attaccare, non criticare) l’antologia non è poi così prevedibile. Si diceva: la poesia è scomparsa dai quotidiani. Certo, quella innocua, petrarchesca, che non dà fastidio – cioè il 99,9% ahimè della poesia italiana. Ma quella che si confronta con la realtà, con la politica, quello 0,1%, be’ quella percentuale per quanto bassa è maledettamente fastidiosa. A quanto pare.

Che sul “Corriere della Sera” si scomodi addirittura un pezzo da novanta come Pierluigi Battista, ci sembra eloquente. Poi c’è l’approccio generale dei giornali, che è quello tipico della censura quando vuole apparire distaccata e neutra: lo scherno. E questo è piuttosto preoccupante: non si critica l’operazione in maniera seria e dettagliata (legittimo, anzi quanto mai auspicabile), ma si cede allo sfottò. Dunque si scelgono i versi meno riusciti su centinaia di versi efficaci e memorabili, per puntare il dito e dire: “Vedete, che inutile e compiaciuta retorica!”. Veramente la retorica è nelle canzonette e nei filmetti che tutti i mass media si precipitano a celebrare ogni giorno. Si tirano in ballo i grandi poeti della passata tradizione civile, come a dire: “Loro sì che valevano”. Veramente proprio quei grandi poeti civili or ora menzionati subivano ai loro tempi lo stesso trattamento, se non di peggio. Insomma non si elabora un pensiero, ma si producono degli slogan. Quando invece quell’antologia basterebbe leggerla, per scoprire che ci sono poeti di livello internazionale come Roberto Roversi, il decano dei poeti italiani, amico intimo di Pasolini; Gianni D’Elia, amato da Luzi e Fortini; Alberto Bellocchio, fratello del regista Marco e finissimo poeta; Franco Buffoni, illustre comparatista che le migliori università al mondo ci invidiano; Stefano Sanchini, brillante filosofo emigrato in Francia, ecc. Un po’ come se – si parva licet – della Divina Commedia si scegliessero i cinque o sei versi meno riusciti per dire: “Ma guardate che schifezza, quel Dante non sapeva tenere la penna in mano”. Be’, troppo facile. Inutile dire che un atteggiamento del genere fa torto all’intelligenza degli estensori degli articoli.

Loro, ovviamente, non lo ammetteranno mai, ma forse c’è qualcosa che li infastidisce nel profondo. Perché, evidentemente, c’è qualcosa nel cuore e nella testa degli italiani che non si riesce ancora a controllare e orientare come si vorrebbe. Forse questo e-book, nato in modo così artigianale e naturale, è l’inizio di qualcosa di nuovo e importante. Che è poi qualcosa di antico e vitale: vivere, emozionarsi, sentire, pensare.

Flavio Santi

Flavio Santi

intervista a Davide Nota, ideatore dell'e-book Calpestare l'oblio.

a) Come e perché è nata l'idea?

Parlando con Gianni D'Elia della proposta berlusconiana di rinominare il 25 aprile Festa della Libertà. Lui stava scrivendo un poemetto proprio sui temi dell'egemonia culturale di una destra corrosiva nei confronti dei valori repubblicani e democratici, io avevo appena concluso un ciclo di sonetti sul tema della scomparsa della memoria, dei fantasmi della fanciulla Italia che tornavano nei boschi; insomma, decidemmo di unire due frammenti e di pubblicarli su "La Gru" con il titolo "Contro la minaccia incostituzionale". Di lì a poco si unì Giuliano Scabia, che inviò un suo testo, e poi altri poeti e così nacque spontaneamente l'idea di raccogliere una trentina di amici poeti per un'azione di critica poetica contro l'egemonia culturale del potere post-piduista in atto, un intervento che se partiva inizialmente dal pretesto dei temi della memoria della Resistenza e della resistenza della memoria, in breve tempo si è trasformato in un vero e proprio atto di contestazione complessiva di un'epoca di oblio culturale e politico, una forma di resistenza umanistica contro il basso impero di un'omologazione televisiva logorante, di cui vittima non è stata semplicemente la poesia, o l'arte, confinate nel lager inoffensivo dello specialismo separato dalla società, ma la coscienza stessa del popolo italiano, la consapevolezza rimossa dei propri valori fondanti, e dei diritti individuali e sociali conquistati in un secolo di lotte ed ora smantellati dietro le quinte dell'intrattenimento televisivo.
Ecco, la poesia forse può essere questo, anche, un campanello di Pavlov, che risvegli la sete di esistenza e di verità, e che mostri la finzione, la menzogna, l'irrealtà della scenografia ufficiale della grande rappresentazione di massa che è il potere della televisione.

b) Qual è l'obiettivo?

L'obiettivo realistico è per ora quello di avere dimostrato pubblicamente che i poeti italiani, e soprattutto i poeti delle nuove generazioni, gli autori di venti o trent'anni, non sono stati addomesticati dall'epoca, non si sono fatti plagiare dai canoni dell'incoscienza critica. Anzi, hanno continuato a lavorare e studiare, nel sottobosco non rappresentato del panorama poetico ed intellettuale contemporaneo, che è fatto di riviste, blog, siti, e in questi giorni hanno unito le loro voci per dire: calpestiamo l'oblio, e calpestare l'oblio vuol dire "Rispettate la cultura. Rispettate la poesia italiana. Reclamiamo il nostro diritto di cittadinanza nella Polis del dibattito politico e culturale. Contestiamo il Trentennio della interruzione culturale e della ideologia della separazione delle discipline. Bestemmiamo il dogma del disimpegno.".

c) Perché la poesia e non altre forme d'arte?

Questa antologia parte dai poeti, ma è ben accetto il contributo di tutte le forme d'arte. L'8 gennaio ad esempio presso il "Beba do samba", che è un locale storico del quartiere di San Lorenzo, a Roma, si terrà un grande evento che vedrà protagonisti i poeti di "Calpestare l'oblio". In questa occasione anche il cantautore Pane sarà presente con un concerto, e so di amici pittori che vogliono venire ad esporre loro quadri sul tema.
Ecco, io credo che questa lotta di liberazione intellettuale, culturale, artistica, contro l'impero dell'inconscio, contro cioè la colonizzazione televisiva del desiderio e dei comportamenti socializzati, per dirla con Guy Debord, sia solo cominciata.

d) La libertà d'espressione è a rischio?
Come dicevo il fascismo post-moderno fino ad oggi non ha avuto caratteristiche coercitive militari perché colonizzava direttamente l'inconscio e garantiva anche, nella svogliata percezione dei telespettatori, la comoda illusione di un falso ed ipocrita pluralismo che in realtà non era altro che un'ora d'aria ridicola.
Insomma, il poeta va da Costanzo, il contestatore politico a Porta a porta, parlano venti minuti, leggono una poesia o fanno una dichiarazione anticonformista, e poi con un buffetto paternalista sulla guancia sono pateticamente congedati al proprio oblio quotidiano.
Ecco, smascherare radicalmente il funzionamento dello spettacolo, questo dovrebbe fare un poeta in rivolta oggi. E questo non è di certo consentito, perché non c'è libertà d'espressione se non sei una specie protetta in via d'estinzione, se cioè pretendi dignità.
Noi abbiamo preteso dignità.
Infatti gli attacchi inauditi che i mass-media legati al potere politico di centro-destra, da Il giornale a Libero, da Il Foglio a La zanzara di Radio24, hanno rivolto ai poeti di "Calpestare l'oblio" hanno questa precisa funzione: rassicurare i propri lettori/spettatori, o anche se stessi, e dire: quei poeti non sono giovani poeti, non si stanno ribellando, non si stanno unendo, sono solo una corazzata di sessantenni nostalgici del '68, insomma stanno tentando di ricondurre l'anomalia rappresentata da questa azione anomala all'interno della stilizzazione annichilente dello spettacolo berlusconiano.

e) Ti sei fatto un'idea del perché di questa alzata di scudi?

Non perché la poesia fa paura, non dobbiamo essere ingenui, ma perché forse stanno davvero percependo il fatto che la scenografia dello spettacolo ufficiale tenuto solidamente in piedi in questo trentennio di interruzione culturale si sta davvero incrinando.
Insomma, se anche i poeti non si accontentano più del loro parco protetto, dei loro buffet, del loro parlarsi allo specchio, e tornano a pensare, a riflettere, a parlare alla società civile, ad unirsi agli studenti in lotta, ai lavoratori, ecco che il controllo che avevano sulla società italiana appare meno solido.
Non hanno paura, certo, dei poeti. Però senza dubbio l'epoca sta cambiando, e i poeti italiani sono dentro l'epoca, la cantano, la esprimono, la incarnano.
Per questo abbiamo assistito a questa anomalia davvero storica, su cui ci sarà da interrogarsi durante l'assemblea di Roma: una repressione feroce ed organizzatissima di giornali e radio di potere, contro un e-book di poesia.

f) E adesso che fare?
Riflettere su tutto questo, e vedersi a Roma l'8 gennaio. Perché la lotta degli artisti e dei poeti italiani contro la società dello spettacolo è appena cominciata.

 

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