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La politica dei limiti (o il limite di alcuni politici)

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Leggo con sgomento e incredulità la lettera firmata dall’assessore provinciale della Lega Nord Angelo Ciocca e pubblicata dalla Provincia Pavese il 12 gennaio avente ad oggetto la limitazione del numero degli stranieri nei Comuni d’Italia.
Trovo davvero intollerabile, soprattutto perché illusorio, questo atteggiamento di una certa parte della nostra classe politica basato sulla convinzione che i problemi legati all’immigrazione vadano risolti con l’allontanamento degli stranieri. L’immigrazione è un dato di fatto, un fenomeno che ha radici socioeconomiche lontanissime che soltanto gli sprovveduti pensano di poter fermare a colpi di ordinanze. L’unico atteggiamento che può avere un senso è quello di porre in essere reali strumenti di integrazione: lo sappiamo benissimo tutti, salvo poi dimenticarcene quando conviene.
E ancor più inorridisco quando sento sostenere che, per favorire la piena integrazione dei bambini immigrati, sia necessario stabilire a priori un limite massimo di studenti stranieri per classe. Mi chiedo: cosa si fa quando il numero di bambini stranieri è più elevato rispetto alla percentuale contemplata (e tollerata) dal Ministro Gelmini? Non si fanno andare a scuola perché non c’è più posto? Oppure si costringono ad emigrare in un altro Comune dove la situazione è meno drammatica? Perché certo, vista la politica di tagli in cui si inquadra questa riforma, mai e poi mai si potrebbe anche solo lontanamente pensare di formare classi più piccole, con un numero complessivo di studenti più ragionevole rispetto ai 27 previsti, permettendo così agli insegnanti di poterli meglio seguire questi bambini ingombranti. 
Vorrei aggiungere poi anche che non è logico buon senso – come scrive l’assessore - creare classi ponte (o meglio sarebbe dire classi ghetto?)  per gli studenti stranieri; lo è casomai rendersi conto che abbiamo bisogno di un folto numero di insegnanti di sostegno e di mediatori culturali che all’interno della stessa classe composta da stranieri e italiani affianchino i primi, facendoli sentire parte integrante del mondo dei secondi.
Ma l’assessore non limita le proprie valutazione ai figli degli immigrati, sottolinea che questi stranieri ormai sono proprio dappertutto: nei condomini, nei cantieri, nei negozi e questo proprio non va bene! Forse dimentica l’assessore che, se nei cantieri troviamo lavoratori a prevalenza stranieri, è perché certi lavori gli italiani non li vogliono più fare? E non sa l’assessore che è solo un bene se la rete commerciale cittadina si espande anziché arretrare?
E non meno disgusto mi provoca la preoccupazione dell’assessore di non avere abbastanza Carlo e Roberta registrati all’anagrafe tanto che “occorre fare qualcosa” ad esempio “mettere un limite al numero di residenze per immigrati in ogni Comune”. Vorrei ricordare all’assessore Ciocca che, se poi gli immigrati residenti decidessero di avere famiglie numerose, il problema dei Tariq e dei Mohammed si porrebbe ugualmente. Ma forse qui Ciocca potrebbe rispondermi che, per una svista, ha dimenticato di aggiungere la castrazione chimica alla sua lista della spesa xenofoba.

Angela Gregorini, Coordinatrice Circolo PD Pavia Storica.

Di seguito la lettera dell'Assessore provinciale Lega Nord Angelo Ciocca, pubblicata su La Provincia Pavese, edizione del 12/01/10

Stranieri «limitati» nei nostri Comuni

Limite di studenti stranieri nelle classi dei nostri figli: è questo il provvedimento che il ministro Gelmini vuole attuare per far fronte all’aumento, anno dopo anno, di stranieri nelle scuole. Proprio la Lega qualche tempo fa aveva sottolineato la necessità di un distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi a maggioranza di alunni stranieri. Così come è di logico buon senso la proposta leghista di creare «classi ponte» per permettere che gli stranieri apprendano l’italiano prima di entrare nelle classi tradizionali. Se il problema del sovraffollamento di stranieri emerge prepotentemente nella scuola, altrettanto urgente è la situazione nella vita di tutti i giorni, di cui la scuola è fedele specchio. Condomini a prevalenza di immigrati; quartieri dove la presenza di italiani è ormai ridotta al minimo; cantieri in cui gli stranieri costituiscono la percentuale più elevata rispetto ai lavoratori italiani; vie commerciali in cui i negozi più diffusi sono quelli di extracomunitari. Quattro milioni e mezzo sono gli stranieri in Italia, con la presenza più elevata in Lombardia. Se non vorremo che fra poco all’anagrafe vengano iscritti più Tariq e Mohammed che Carlo e Roberta occorre fare qualcosa. La mia proposta è dunque rivolta agli amministratori locali pavesi, ai nostri sindaci, che quotidianamente affrontano il problema dell’immigrazione. Facciamoci promotori presso il governo di una richiesta: mettere un limite nel numero di residenze di immigrati per ogni Comune. Non sia, questa proposta, oggetto di facili strumentalizzazioni, ma sia colta come risposta ad un problema che riguarda noi, italiani, e loro, stranieri. I fatti di Rosarno dei giorni scorsi, di Castel Volturno di poco tempo fa siano da monito. Il sovraffollamento di stranieri danneggia tutti: noi e loro; non permette l’integrazione reale e diventa un problema di sicurezza e sociale. Nei prossimi giorni i sindaci riceveranno una proposta che, se vorranno, potranno sottoscrivere: residenza controllata e più sicurezza per tutti.
Angelo Ciocca assessore Lega Nord Provincia di Pavia

 

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