
La Direzione Nazionale del PD di sabato scorso è stata deludente. Almeno dal mio punto di vista. Nessuna vera svolta convincente sul profilo identitario del partito. Tuttavia mi pare vi sia stata almeno la presa di coscienza che la politica delle alleanze non ci ha portato molto lontano, che il bipolarismo è un assetto con cui si deve fare i conti e che quindi serve una politica che, se non vogliamo chiamare a “vocazione maggioritaria”, sia almeno a “capacità espansiva”.
Allora il tema è: come espandere il consenso? Perché è chiaro che il PD da queste elezioni Regionali esce nello “stallo” più totale e con una disaffezione dell’elettorato che rischia di contagiare anche militanti e dirigenti, stufi di una noiosa routine di tipo organizzativa di un partito più utile a garantire un apparato di dirigenti e funzionari che a cambiare (in meglio !!) le sorti del nostro paese. In soli 3 anni e dopo 3 segretari abbiamo perso smalto, idee, entusiasmo iniziale e, soprattutto, milioni di elettori. Forse non ci ricordiamo nemmeno più perché l’abbiamo fatto o, come suggerisce qualche commentatore politico, l’idea fondativa di miscelare riformismo cattolico e post-comunista non regge e quindi non ha funzionato. Io propendo di più per la prima ipotesi, quella dell’amnesia. Lentamente ma inesorabilmente rischiamo di scivolare dall’idea di un grande laboratorio politico-culturale foriero di innovazione e di nuove generazioni di politici (cattolici e non ) verso il solito vecchio schema caro alla sinistra post-comunista. Un opaco partito un po’ liberale ed un po’ socialista con un pizzico di radicalismo in tema di giustizia e valori etici che sta producendo un riformismo senz’anima, che ripete come un disco rotto formule note sui temi del lavoro, della giustizia, del fisco (siamo ancora fermi a Visco) e delle modifiche costituzionali (siamo ancora alla bozza Violante). Cose stravecchie, figlie di una politica e di un tempo molto superati dagli eventi. Serve assolutamente un pensiero nuovo, adeguato a capire e governare la crisi socio-economica in atto e la relativa trasformazione verso un nuovo modello sociale. Già ma quale? Il PD era nato per dirlo. Allora proviamoci con coraggio e senza paura di rompere schemi e tabù. Diciamo che non vogliamo né un modello liberal-conservatore (vedi PDL-Lega), né Liberal-Socialista (vedi socialismi europei nelle varie salse). Vogliamo tentare la via di un modello Solidale. Qui c’è un terreno tutto inesplorato. Importanti indicazioni nel merito arrivano tra l’altro dalla recente enciclica papale “Caritas in Veritate”. Significa fare un sistema fiscale nuovo, centrato sulla famiglia e non sul singolo e proporre un patto fiscale alle imprese piccole medie, fatto di semplificazione, revisione radicale degli studi di settore, riduzione del costo del lavoro e altro. Significa ridisegnare un nuovo rapporto fra stato e mercato, dove lo stato non è solo regolatore passivo di un mercato invasivo ma partecipa con il mercato a ridisegnare un nuovo piano industriale nazionale dentro una rinata responsabilità sociale delle imprese da una parte ed un doveroso recupero di efficienza dello stato dall’altra. Significa creare le condizioni per una scuola dell'obbligo a dimensione di famiglia in una società che premia i meriti ma dentro la capacità di valorizzare le capacità di tutti, anche dei meno fortunati. Significa ripensare ad una nuova etica della responsabilità della pubblica amministrazione che coniughi l’attenzione ai costi con la qualità dei servizi erogati, ad un lavoro che veda insieme dipendenti e autonomi tutelati da un sistema universalistico e solidale di ammortizzatori. Facciamo l’Europa Federale e non l’Italia Federale, assurdo solo a pensarci.
Insomma si tratta di pensare ad una società che tenga uniti tutti, anche i nuovi arrivati, con il filo della legalità ed il collante di un orizzonte di valori condivisi per affrontare insieme e coesi, invece che soli e impauriti, il futuro che verrà.
Ci vuole più cultura solidale, più comunità vera, più capacità di stare insieme nel rispetto reciproco, più tensione al Bene Comune e meno ripiegamento sul Bene Individuale. Se vogliamo farcela la ricetta può essere questa e la politica da sola non basta. Ma può fare molto. IL PD vuole percorrere questa strada? Io spero di sì.
Sen. Daniele Bosone
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