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Il PD e l'acqua pubblica

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Dal 24 Aprile, giorno in cui è iniziata la raccolta di firme, moltissime realtà locali del PD spontaneamente hanno aderito alla raccolta impegnandosi sul campo. Perché ci sono ampie e fondate ragioni economiche, etiche e politiche, che ci portano a ritenere che il PD nazionale debba dare l'appoggio a tutti e tre i referendum abrogativi sull'acqua pubblica ed a chiedere una seria azione che si ponga l'obiettivo di migliorare l'efficienza delle aziende e, nel contempo, di assicurare la massima tutela ai diritti degli utenti.
Il PD nazionale ha espresso simpatia per i movimenti, le associazioni e i partiti che si sono fatti promotori dei tre quesiti referendari in difesa dell'acqua pubblica. Ha dichiarato che lo strumento referendario non è adeguato perché a rischio il raggiungimento del quorum.
Dal 24 Aprile, giorno in cui è iniziata la raccolta di firme, moltissime realtà locali del PD spontaneamente hanno aderito alla raccolta impegnandosi sul campo. Questa sta avendo un successo inaspettato, siamo quasi alle 700.000 firme necessarie per avere con sicurezza il referendum.
Da subito abbiamo avviato una iniziativa interna al partito democratico con due obiettivi chiari:

1) invitare il PD nazionale a cambiare la posizione sui tre quesiti referendari in difesa dell'acqua pubblica passando da una simpatia ad una attiva adesione alla raccolta delle firme.
2) invitare il PD nazionale a prendere posizione per il SI ai tre referendum.

Tutto nasce con la spontanea presa di posizione di alcuni circoli (Pavia, Monza-Brianza in primis) e con l'apertura della pagina su facebook: "Anche il PD a favore del referendum sull'acqua pubblica?" Un successo inaspettato, ad ora 4600 adesioni e la conferma che moltissimi circoli, livelli provinciali e giovanili si sono dichiarati da subito a favore del referendum in tutta Italia. Quindi l'apertura del blog: Il PD a favore del referendum sull'acqua pubblica .

All'iniziativa aderiscono: Giovani democratici d' Italia, PD Veneto, PD Umbria, PD provincia di Pavia, PD provincia di Monza e Brianza, PD provincia di Ancona, Cambia l'Italia Toscana, Cambia l'Italia Puglia, Gruppo Pd - Calabria 25 Aprile, Area democratica Grosseto, più un centinaio di circoli locali in crescita. La spinta dalla base è molto forte e decisa.

La grossa questione è ora che cosa deciderà il Pd nazionale una volta che ci sarà il referendum.
Il PD Toscano si è detto favorevole al primo quesito (quello che obbliga gli enti locali a privatizzare le gestioni) e contrario agli altri due perché contrari all'essenza stessa del "modello toscano", cioè l'esistenza di aziende di gestione a maggioranza pubblica in intervengono privati nella alla gestione con lo scopo di favorire gli investimenti.

Dove però il "modello toscano" ha mostrato tutti suoi limiti è stato proprio nella incapacità di favorire gli investimenti privati. Limite che è dovuto all'enorme divario tra necessità e possibilità. Viene stimato che gli investimenti necessari nel sistema idrico sarebbe di 60 miliardi di euro per l'Italia ed in tre miliardi e mezzo per la sola Toscana. Difficile trovare un privato che ha la possibilità di investire cifre di questa entità. Ma anche se si trovasse certamente non lo farebbe per spirito civico ma per ottenere un rendimento adeguato attraverso la tariffa, come del resto prevede la legge esistente. La bolletta è l'unica base possibile per finanziare l'enorme mole di investimenti necessaria nei prossimi anni.

Qualcuno dovrebbe quindi spiegare per quale motivo gli utenti ed i consumatori in aggiunta al costo degli investimenti dovrebbero farsi carico di remunerare anche l'utile dell'azionista. Come fa ora il privato potrebbe continuare ad investire cifre minime rispetto al bisogno finanziario in questo caso perché dovrebbe gestire le aziende "pubbliche"? Si dice perché questo assicurerebbe una maggiore efficienza di gestione. Ci permettiamo di dubitarne. In situazioni di monopolio naturale come l'acqua una logica privatistica è più facile che produca effetti distorsivi che maggiore efficienza.

Basti pensare al pericolo che il privato per ottenere un risultato economico tagli la manutenzione degli impianti.
La natura di "monopolio naturale" del servizio idrico fa sì che solo una gestione pubblica possa assicurarne al meglio trasparenza ed efficienza.

Si sostiene che il privato potrebbe tutelare maggiormente i consumatori. Anche qui il monopolio naturale in cui opera il gestore (con l'impossibilità di noi utenti di cambiare fornitore) rende economicamente improduttivo per il privato qualunque serio intervento di tutela dei singoli cittadini. Sia chiaro, questo aspetto non sarebbe tutelato nemmeno dal totale controllo pubblico delle aziende erogatrici. Sono necessarie nuove forme di tutela dei singoli utenti che servano da stimolo e controllo all'efficienza delle aziende erogatrici

Ci sono, perciò ampie e fondate ragioni economiche, etiche e politiche, che ci portano a ritenere che il PD nazionale debba dare l'appoggio a tutti e tre i referendum abrogativi sull'acqua pubblica ed a chiedere una seria azione che si ponga l'obiettivo di migliorare l'efficienza delle aziende e, nel contempo, di assicurare la massima tutela ai diritti degli utenti.

Antonio Ricci, segretario cittadino del PD Pavia

 

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