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Punti di vista

Si può uscire dal marasma dei centri commerciali

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Si può uscire dal marasma dei centri commerciali

E tre. Questo sembra essere il numero delle multisala nel raggio di 6 km dal capoluogo. Più di 20 sale.
Una a San Martino, una in viale Oberdan a Pavia (l’unica di senso con un modello a km 0 per una funzione che ha un bacino di utenza prevalentemente cittadino), una ora nel resuscitato progetto di un centro commerciale a Borgarello.
La prima e la terza rigorosamente sulla statale 35: una a sud del capoluogo, una a nord. Nessuna pianificazione attenta alla scala sovracomunale. Solo un marasma che prefigura un futuro di ulteriore confusione, traffico e urbanizzazione sconsiderata e di pessima qualità.
Alla faccia della cintura verde prevista nella proposta di Pgt del Comune di Pavia che intenderebbe salvaguardare il territorio a nord della città. In barba ad alcuni cauti principi di concertazione sovracomunale e di tutela del suolo agricolo contenuti nel Ptcp provinciale.
Siamo alla conurbazione più deteriore. Siamo all’esempio macroscopico di localismo opportunistico dove i Comuni per «far cassa», compensando per questa via i tagli del governo, rischiano di «svendere» il territorio in nome di servizi e occupazione per i «propri» cittadini, scaricando sulla comunità più larga i costi generali.
Come tentare di uscire da questa situazione? Come scoraggiare il localismo opportunistico, avanzando idee concrete in vista del rinnovo della Provincia della prossima primavera? Ma soprattutto come ingenerare meccanismi virtuosi di pianificazione sovracomunale che non ci costringano a rincorrere i problemi? Come superare le «belle parole» che richiamano al «coinvolgeremo tutti» ponendo nei termini reali il problema del costo sociale ed economico di un’opera?
 Propongo tre linee d’azione. In primo luogo occorre metter mano al Ptcp prevedendo indirizzi e norme più stringenti, soprattutto per quegli interventi particolarmente invasivi che insistono su assi viari strategici, localizzati a pochi chilometri dal capoluogo.
 Inoltre, vanno promossi piani che, da una parte, scoraggino la diffusione insediativa e lo spreco di territorio e, dall’altra, favoriscano la concentrazione intorno ai nuclei esistenti, recuperando le aree dismesse o sottoutilizzate e «riammagliando» i tessuti urbani slabbrati.
Infine, bisogna lavorare per costruire accordi fra Provincia, Comuni e operatori sia per la compartecipazione finanziaria alla realizzazione di opere finalizzate alla risoluzione dei problemi di traffico - e ancor più ambientali - generati da insediamenti invasivi sia per la distribuzione delle provviste economiche dei privati.
Questo non è vincolismo o eccesso di pianificazione. E’ un metodo di lavoro che cerca di coniugare lo sviluppo alla sostenibilità territoriale e ambientale degli interventi, all’equità sociale attraverso una distribuzione dei costi generali e dei benefici che derivano dalla realizzazione degli interventi territoriali e infrastrutturali. E’ un metodo per scoraggiare coloro che pensano di sfruttare una rendita posizionale geografica che, come il suolo, poi finisce.

Luigi Duse della segreteria provinciale del Pd, Pavia

 

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