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i prossimi appuntamenti da non perdere a Pavia, ma non solo

Referendum: perché si va a votare

Referendum: perché si va a votare

Domenica 21 giugno dalle ore 8 alle ore 22 e lunedì 22 giugno dalle 7 alle 15, i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi su tre quesiti referendari.

Il primo quesito, scheda viola, abroga la possibilità di attribuire il premio di maggioranza alla coalizione di liste alla Camera.

Il secondo quesito, scheda beige, abroga la stessa identica disposizione, per il Senato.

La legge elettorale attualmente vigente prevede un premio di maggioranza per la lista (o per la coalizione) che ottiene il maggior numero di voti: 340 seggi alla Camera vengono automaticamente garantiti a chi ha più consensi su scala nazionale; per quanto riguarda il Senato, invece, ci sono dei premi di maggioranza diversi da regione a regione: chi ha più voti nelle Marche prende automaticamente il 55% dei seggi che spettano alla Regione Marche (quindi, 5 su 8); chi ha più voti in Piemonte, prende il 55% dei seggi piemontesi (12 su 22), e così via per tutte le regioni italiane.

Se vince il SI il premio di maggioranza verrà attribuito solo e soltanto al partito di maggioranza relativa: viene eliminata del tutto la rilevanza della coalizione fra liste. Perciò il primo partito italiano prenderà 340 seggi alla Camera, il primo partito nella regione prenderà il 55% dei seggi regionali.

Niente coalizioni, conterà solo la prima lista per numero di voti.

Inoltre la legge elettorale poi, come è noto, prevede soglie di sbarramento per l’entrata in Parlamento. Per entrare alla Camera alle coalizioni serve il 10% dei voti, alle liste singole il 4%; al Senato, rispettivamente, 20% e 8%. Come effetto a cascata dell’abolizione della rilevanza della coalizione, decadono anche le rispettive soglie di sbarramento: con il SI ai primi due quesiti per entrare alla Camera serve il 4% dei voti, al Senato serve l’8%, perché nessuna coalizione è più possibile.

Il terzo quesito, scheda verde, abroga la possibilità di candidature multiple. Se vince il Sì, sarà vietato candidarsi in più di un collegio e scomparirà la pratica abusata di presentare ovunque candidati “acchiappa-voti” (normalmente i leader di partito).

Se vince il NO, l’astensione, o nel caso in cui non si dovesse raggiungere il Quorum (50%+1 degli aventi diritto al voto), nulla cambia.

 

 

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